LA STORIA
Il Weimaraner, conosciuto in Italia anche come Bracco di Weimar, è una razza canina di origine tedesca, la cui storia è caratterizzata da fascino, mistero e selezione rigorosa. Le sue origini non sono completamente documentate, poiché molte informazioni furono volutamente distrutte o mantenute riservate dall’aristocrazia, rendendo difficile una ricostruzione genealogica precisa. È tuttavia certo che la razza si sviluppò tra il XVIII e il XIX secolo nei territori della Turingia, attorno alla città di Weimar, da cui deriva il nome.​​​ Già nel XVII secolo, presso la corte dei duchi di Sassonia-Weimar, esistevano cani da caccia dal mantello grigio, utilizzati per la caccia alla grossa selvaggina come cervi e cinghiali.
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Questi cani erano apprezzati per la loro resistenza, intelligenza, fiuto e obbedienza, qualità fondamentali nelle battute di caccia aristocratiche, che avevano un forte valore rituale e sociale. Il Weimaraner non era solo un ausilio venatorio, ma anche un simbolo di prestigio, tanto che per lungo tempo fu allevato esclusivamente dai nobili e non destinato alla diffusione popolare. Con il mutare delle tecniche di caccia e la diminuzione della grande selvaggina, il Weimaraner si evolse progressivamente in cane da ferma, da traccia e da riporto, dimostrando una grande versatilità. In questo periodo è probabile che siano stati introdotti incroci con altre razze da caccia europee, come Pointer e Setter, anche se non esistono prove documentali definitive. Ciò che distingue in modo netto il Weimaraner dalle altre razze simili è la sua unicità genetica, in particolare la colorazione grigia del mantello, dovuta alla diluizione del pigmento marrone, caratteristica esclusiva della razza.​​Alla fine del XIX secolo nacque l’esigenza di tutelare e definire ufficialmente la razza.
Nel 1897 venne fondato in Germania il primo club di razza, con l’obiettivo di preservarne le caratteristiche funzionali e morfologiche e impedirne l’assorbimento in altre razze, come il Bracco Tedesco a pelo corto. Figura centrale in questo processo fu Robert Herber, considerato il “padre del Weimaraner moderno”, che riuscì a ottenere il riconoscimento della razza come entità autonoma.​​ Il XX secolo fu un periodo critico: la Prima e la Seconda Guerra Mondiale ridussero drasticamente il numero degli esemplari, portando la razza sull’orlo dell’estinzione. Paradossalmente, a salvarla furono le esportazioni verso gli Stati Uniti, iniziate negli anni Venti.
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In America il Weimaraner conobbe un enorme successo nel secondo dopoguerra, diventando uno status symbol. Questa improvvisa popolarità, però, portò anche a una selezione meno rigorosa, con un indebolimento di alcune caratteristiche da lavoro originarie. Il Weimaraner a pelo lungo, varietà molto più rara, fu riconosciuto ufficialmente solo negli anni Trenta del Novecento, dopo la sua comparsa in esposizioni cinofile internazionali. Il pelo lungo è determinato da un gene recessivo, presente già da tempo nella razza ma inizialmente considerato un difetto. Per questo motivo, gli esemplari a pelo lungo furono a lungo esclusi dalla riproduzione e dalla diffusione.
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Solo successivamente vennero rivalutati, soprattutto nei paesi di clima più rigido, dove il mantello più lungo offriva vantaggi funzionali durante la caccia. A differenza del Weimaraner a pelo corto, che in molti paesi ha subito una divisione tra linee da lavoro e linee da bellezza, il Weimaraner a pelo lungo ha mantenuto un legame più stretto con le sue origini venatorie, grazie alla sua minore popolarità e al controllo più rigoroso esercitato dai club di razza, in particolare quello tedesco.
​​Oggi il Weimaraner è una razza conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per la sua eleganza, intelligenza e forte legame con l’uomo. Rimane tuttavia un cane impegnativo, con un carattere deciso e grandi esigenze fisiche e mentali. La sua storia riflette il cambiamento del ruolo del cane nella società: da strumento di caccia e simbolo aristocratico a compagno di vita, senza però perdere la sua identità di cacciatore raffinato.

